PROGETTO S.A.G.E. (Supporting Active aGeing in Europe)

Risentimento e odio

La casa dove sono nato e dove era nato mio padre l'avevano costruita circa duecento anni prima nelle vicinanze del ponte sul fiume Reno, che ancora oggi congiunge il Comune di Pieve a quello di Cento, zona della pianura Bolognese-Ferrarese.
Nel 1944 avevo dieci anni e un giorno, al ritorno da scuola, al primo incrocio della strada che conduceva a casa mia, notai una catasta di casse di legno con delle scritte in nero.
Con la curiosità di ogni bimbo chiesi spiegazioni a mio padre, il quale mi rispose che le casse contenevano munizioni per la contraerea installata dall'esercito tedesco a difesa del Ponte, considerato nodo strategico per una eventuale ritirata.

Ogni giorno vedevamo squadriglie di caccia angloamericani che solcavano il nostro cielo, si recavano a bombardare Pontelagoscuro situato sul fiume Po.
I piloti che non riuscivano a sganciare il loro carico perchè impediti dalla contraerea, al ritorno alla loro base sganciavano il carico, tutto o in parte, sul nostro Ponte, centrandolo o no, ma creando un inferno: erano momenti di terrore. Gli ordigni non esplosi si conficcavano nel terreno circostante, tanto che per bonificarlo ci sono voluti anni, e ancora oggi, dopo più di sessantanni, spesso, in presenza di cantieri edili, vengono ancora alla luce.

Vivevamo quindi la situazione più pesante e pericolosa del momento della resa della lunga guerra che insanguinò l'Europa, stretti fra due eserciti, quello angloamericano e quello tedesco, sottoposti anche alle angherie dei fascisti.
Nacque in me quella sensazione di odio contro l'esercito che occupava il nostro paese in nome dell'alleanza italo-tedesca. Questo odio aumentò, quando durante un gioco tra ragazzi fui derito dallo scoppio di un ordigno, una ferita che mi ha segnato nel fisico per tutta la vita.

Dopo sessant'anni dalla fine di quegli eventi, nel 2004, in virtù delle nuove politiche europee, ho avuto l'opportunità di recarmi in Grecia per un Convegno promosso dal progetto SAGE.
All'arrivo delle delegazioni europee, di cui due tedesche, ho avuto un sussulto, ma poi, ascoltando i loro interventi ho capito che anche i tedeschi erano giunti al Convegno per affrontare i nostri stessi problemi sugli anziani, relativi alle cure, all'assistenza, ai trasporti, alla solitudione. Ascoltando i loro interventi di provata onestà, il mio rancore nei loro confronti cessò d'improvviso, lasciando posto ad un sentimento di fraterna amicizia. Questi delegati appartengono ad una generazione che non ha avuto a che fare con quelle da me descritte, responsabili di crimini inauditi. Solo una politica più umana, europea, ci consentirà di superare qualsiasi guerra e di vivere in pace.

Attilio Zucchelli